Storia

Un maso che respira storia

Per generazioni il Lechtlhof è stato gestito come un classico maso di montagna. L’allevamento e la raccolta del fieno costituivano la base di sostentamento della famiglia.

Con le innovazioni tecniche e i cambiamenti economici si sono evoluti i metodi di lavoro, ma non il carattere del maso.

Negli ultimi anni l’offerta è stata ampliata con appartamenti per vacanze, per poter continuare a gestire attivamente il maso.

Oggi il Lechtlhof unisce agricoltura e vacanza come parti complementari della vita del maso.

Lechtlhof Gemaelde Herbert Danler
Particolare del dipinto del Lechtlhof: Herbert Danler

Storia

Lechtlhof, cappella e fucina

Il fatto che il Lechtlhof avesse già in passato un ruolo speciale è dimostrato dall’insieme composto dalla casa padronale, dalla cappella del Lechtl e dall’antica fucina. La cappella è dedicata a “Maria Immacolata”, è tutelata come bene monumentale e risale, nelle sue origini, alla metà del XVII secolo. Negli anni 1850 fu ampliata fino alle dimensioni attuali.

La fucina oggi non è più in funzione. Dove un tempo si lavorava il ferro, si trova ora una sala per gli ospiti; qui è esposto anche l’antico mulino del maso.

Ai piedi del Lechtlhof si trova il Tartscher Bühel con la chiesa romanica di San Vito, verso cui dal maso e dalla cappella si apre un ampio sguardo sulla valle.

Storia

Una storia in evoluzione

La storia del Lechtlhof può essere fatta risalire fino al XIV secolo. La prima menzione scritta conosciuta risale a un registro dei diritti di proprietà dei balivi di Matsch del 1375, in cui il maso è ancora indicato con il nome retoromanzo “Munterschinige in Val”. In esso sono descritte anche le imposte che il rispettivo conduttore doveva versare.

Intorno al 1580 il Lechtlhof compare su una mappa in relazione a una disputa sui pascoli tra i comuni di Tarsch e Malles. Un evento drammatico seguì nel 1799, quando soldati francesi incendiarono il maso. Nel 1926 il Lechtlhof passò infine alla famiglia dell’attuale proprietario.

Geschichte

L’origine del nome del maso

Il nome del Lechtlhof è cambiato più volte nel corso dei secoli. In un registro dei balivi di Matsch del 1375 il maso è ancora indicato come “Munterschinige in Val”. Intorno al 1580 compare con i nomi “Lechtal” o “Pfalzhof”.

Studiosi dei nomi come Karl Finsterwalder ed Egon Kühebacher fanno risalire l’attuale nome del maso “Lechtl” a una forma derivata dal nome di origine “Lechtaler”, che indica persone provenienti dalla valle del Lech. Ricerche proprie e documenti d’archivio mostrano che già nel XVI secolo il maso era indicato come “Lechtalerhof” oppure “Lechtal- o Pfalzhof”. Un atto giudiziario del 1521 menziona ad esempio un “Martin Lechtaler sul Lechtalhof”. Se il nome del maso derivi dal cognome della famiglia o viceversa, oggi non è più possibile stabilirlo con certezza.

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anni di storia del maso

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secoli di storia documentata

0 1375

Prima menzione scritta

1799 0

Incendio e ricostruzione

Storia

Il nome Theiner e le rogge

Si presume che il cognome “Theiner”, molto diffuso in Val Venosta, derivi dal termine locale “Thein”, che indica una striscia di campo o una porzione di terreno situata tra due sentieri o tra due rogge. Anche al Lechtlhof il campo situato più in alto porta ancora oggi il nome “Holzthein”.

Le rogge sono canali di irrigazione costruiti dall’uomo, che convogliano l’acqua dai torrenti verso campi spesso lontani. A causa delle scarse precipitazioni in Val Venosta, qui si sviluppò uno dei sistemi di irrigazione più estesi delle Alpi. Anche il Lechtlhof è stato irrigato tramite rogge fino ai primi anni 2000; fino al XIX secolo era persino impiegato un bracciante apposito per occuparsi dell’irrigazione.

Storia

La Marcia del Lechtl

Nel giugno 2015 Gernot Niederfriniger, presidente del circolo di musica popolare dell’Alto Adige, compose la “Marcia del Lechtl” e la dedicò alla nostra famiglia. Dalla finestra della sua cucina vede direttamente il Lechtlhof, che probabilmente gli è servito anche da fonte d’ispirazione.

La prima esecuzione ebbe luogo nella Stube del Lechtlhof, dove Gernot eseguì il brano insieme alla sua “Storchenmusl”. Da allora la Marcia del Lechtl fa parte del repertorio stabile del gruppo e viene suonata in diverse occasioni.